Internet tra gioco e apprendimento: intervista alle autrici di Biblioragazzi

Pubblicato da lorenzo in Interviste, Nuovi media e Apprendimento

Apriamo oggi la nostra sezione dedicata alle interviste: alcune domande ad esperti e professionisti di vari settori per capirne di più su rischi, opportunità, prospettive future dell’utilizzo di internet da parte dei bambini.

biblioragazzi.jpg

Biblioragazzi è un blog che si occupa di educazione, letteratura per ragazzi e nuove tecnologie.
Le autrici sono un gruppo di professioniste attive in vari ruoli nell’ambito della diffusione culturale nel mondo dei ragazzi. Docenti, ricercatrici, bibliotecarie, le accomuna soprattutto la grande passione per la lettura e un occhio attento e curioso verso le nuove tecnologie.
Le abbiamo intervistate, cercando di capire insieme a loro la portata rivoluzionaria di internet nella vita dei ragazzi e come i libri e la lettura possano convivere “pacificamente” con questo mezzo:


L’uso di internet da parte dei bambini e dei ragazzi cresce esponenzialmente ogni anno. C’è chi vede in questo mezzo un’ulteriore minaccia che li allontana dai libri e dalla lettura. Cosa pensate di questo? Quali possono essere invece le modalità per far convivere libri e internet nella vita di un bambino?

Non possiamo negare che le abitudini di lettura, svago e comunicazione dei bambini di oggi siano diverse da quelle dei loro coetanei delle generazioni passate. Questo non è necessariamente un male. Dobbiamo distinguere tra la lettura come mera abilità funzionale di decodifica di testo scritto e la lettura di testi narrativi. Se la lettura è informativa e di aggiornamento, Internet e i nuovi media sono mezzi eccezionali, perché permettono ai bambini di accedere a un’enorme varietà di fonti informative, il problema semmai è quello di sapere scegliere e valutare l’informazione ottenuta. Altro discorso è l’ineffabile amore per la lettura, quel qualcosa che ci fa immergere in un libro e berlo tutto d’un fiato per farlo nostro per sempre. La lettura di piacere, quella sinora legata al mezzo fisico libro cartaceo, è destinata a scomparire con Internet? Noi non siamo né apocalittici né integrati, crediamo che, come al solito, la verità stia nel mezzo. I bambini di oggi, la Google generation o Net generation che dir si voglia, vive in un mondo fatto di Internet e di nuovi media, ma per la propria crescita personale ha ancora bisogno di sapersi ritagliare uno spazio per le lettura silenziosa.
Questa attività magari meno naturale e “cool” del navigare su Internet va loro mostrata dalle scuole, dalle biblioteche, dalle famiglie perché lo spazio del piacere di leggere non è ancora stato soddisfatto dalla Rete, sia per la poca amichevolezza della lettura a schermo, sia perché l’attività su Internet e i testi che circolano in rete (quelli scritti per Internet, non quelli nati su altro mezzo e trascritti in Internet, i cosiddetti testi digitali ex post) sono frammentari, brevi, non permettono ad esempio di entrare nella psicologia di un personaggio e di identificarsi con lui come si fa con un romanzo. Il compito di coloro che hanno a che fare coi bambini è mostrare loro la possibilità di leggere oltre lo schermo, sta poi ai bambini scegliere se coltivare questa abilità o meno. L’amore per la lettura non si può imporre, ma si può solo seminare e sperare che germogli.


Internet è ad oggi un mezzo fortemente basato sull’interazione e la scelta, ma anche sulla comunicazione con gli altri, seppur virtuale. Possono queste caratteristiche rappresentare nuove frontiere per lo sviluppo cognitivo e relazionale dei bambini? In che modo internet può aiutarli nella crescita e che rischi invece potrebbe presentare?

La socialità di internet, la possibilità di creare collaborativamente e condividere i contenuti è una delle caratteristiche più interessanti di quello che si suole chiamare Web 2.0. Esistono esperimenti estremamente pregevoli di didattica che usa questi strumenti realizzati in ambito italiano; pensiamo, ad esempio a Scuola 3d dell’Istituto pedagogico di Bolzano.
Si aprono nuove prospettiva che non vanno assolutamente demonizzate, ma siamo ancora troppo immersi nel contesto per avere la prospettiva storica di un giudizio. Il caso YouTube è emblematico: i ragazzi usano il mezzo per gli sfottò agli insegnanti, per atti di bullismo e altri usi al confine del lecito. Quello che ci deve fare riflettere invece è che YouTube è solo un contenitore che affascina i ragazzi che hanno con esso una facilità di utilizzo che i loro insegnanti, genitori, formatori e bibliotecari non hanno; il problema è che nessuno ha loro mostrato la faccia positiva del mezzo: non solo gogna mediatica, ma anche capacità di stimolare il confronto e la crescita. È sul contenuto che si deve lavorare piuttosto che demonizzare il contenitore che oramai esiste e gode di enorme popolarità.


La ricerca sulla Google Generation commissionata dalla Birtish Library e di cui molti hanno discusso recentemente ha messo in luce la grande problematica del reperimento delle informazioni online da parte dei bambini e dei ragazzi. Si è evidenziato, tra le altre cose, un problema di contenuti di alta qualità in rete. Quali scenari prevedete in questo senso e quali potrebbero essere i passi da compiere da parte di soggetti pubblici e privati, come scuole, biblioteche, editori?

Si tratta di un tema affascinante e molto sentito, soprattutto dai bibliotecari. La ricerca che menzioni non stupisce chi ha a che fare tutti i giorni per lavoro con i ragazzi. La loro facilità generazionale con l’uso dei nuovi mezzi non coincide con la capacità di discernere un contenuto valido e rilevante da un altro che non lo è. Internet contiene informazioni di qualità e altre erronee e fasulle. Saper scegliere e valutare sarà la capacità chiave che verrà richiesta ai giovani di oggi nel loro futuro lavorativo. Sicuramente i soggetti che menzioni hanno il dovere istituzionale (biblioteche e scuole soprattutto) di produrre contenuti di qualità che rispondano ai bisogni informativi della loro utenza. Ma ancora di più devono insegnare l’abilità di ricerca e valutazione delle informazioni: la cosiddetta “information literacy”. Questo è sempre stato un ruolo che le biblioteche hanno svolto, si tratta di sostenerlo in maniera ancora più forte e sentita e di estenderlo anche ai nuovi media.


Internet sembra pian piano superare i mezzi di “consumo passivo” come la Tv, sebbene questa sia ancora molto amata dai bambini. Quali sono i vantaggi che internet può offrire, anche e soprattutto a livello educativo, rispetto alla televisione?

Il fatto che i bambini possano affiancare alla televisione, mezzo passivo e generalista, la Rete che permette di essere produttori e consumatori di contenuti al tempo stesso (prosumer), offre delle potenzialità educative stimolanti. Come accennavamo a proposito del caso YouTube, la vera sfida educativa è insegnare a produrre dei contenuti che arricchiscano i bambini, li facciano riflettere e li stimolino alla conoscenza.
Una rivoluzione copernicana nel mondo delle biblioteche è stata l’introduzione dello scaffale aperto, cioè quel tipo di organizzazione che permette all’utente di non dovere passare per la mediazione del bibliotecario, ma entrare direttamente in contatto con il libro; l’utente è diventato finalmente in grado di “navigare” la biblioteca e incontrarsi col libro, ma soprattutto di incontrare accanto al libro che sta cercando, altri testi di potenziale interesse; il processo di serendipity che abbiamo appena esposto nella Rete è presente in maniera esponenziale. Gli utenti iniziano a etichettare i contenuti di interesse e condividerli attraverso strumenti di social bookmarking ed è interessante vedere come lo facciano anche su mezzi cartacei tradizionali. Siti come LibraryThing e Anobii permettono agli utenti di inserire i testi della propria biblioteca, etichettarli e conoscere utenti con gusti simili. Esistono bambini che usano questo strumento e creano le proprie biblioteche virtuali. Il potenziale di uno strumento come questo per attività di didattica della biblioteca è enorme e permette ai bambini di avere un’immediata gratificazione nel vedere i loro contenuti sotto gli occhi del mondo. Sono i formatori, i bibliotecari, i genitori che devono imparare dai loro studenti, utenti, figli quali sono gli strumenti che essi usano e amano, per dare loro la possibilità di condividere e comunicare le proprie esperienze. Non si tratta di nulla di nuovo in termini assoluti, cambia solo il mezzo: qualche anno fa le scuole incentivavano la corrispondenza con amici di penna nel resto del mondo per favorire l’apprendimento di una lingua straniera e di una cultura differente, la mail e la chat hanno reso solo tutto più facile.

[print_link]