Internet nella vita dei bambini: intervista a Maestra Lidia

Pubblicato da lorenzo in Interviste

Continuano le nostre interviste a insegnanti che raccontano su internet la propria esperienza di educatori. Dopo Maestro Alberto, oggi incontriamo Lidia Pantaleo, maestra di lingua italiana, storia, immagine e informatica alle elementari. Sul suo sito web Maestra Lidia condivide materiali multimediali e spunti per l’educazione dei più piccoli.
Abbiamo posto a Maestra Lidia quattro domande dedicate al rapporto tra i bambini e internet.

Maestra Lidia

Secondo la sua esperienza di insegnante, quale può essere il ruolo di internet nella vita dei bambini? In che modo possono trarre vantaggio da questo mezzo, anche a livello didattico?

Il ruolo di internet nella vita quotidiana dei bambini è molto forte e presente. L’uso che ne fanno in compagnia di adulti è sempre più ramificato e familiare: un mio alunno rumeno racconta come molto semplicemente attraverso webcam o skype parla regolarmente con i suoi nonni nel suo paese d’origine, un mio alunno diversamente abile, guidato dalla ricerca preventiva del papà, utilizza giochi on line di tipo educativo che rendono le sue attività scolastiche casalinghe più stimolanti.
A livello didattico è uno strumento molto duttile, ma prima di usarlo occorre concretizzare un percorso didattico che miri fondamentalmente a 4 macro-obiettivi:
la conoscenza della storia e dei pro e contro della rete (la verità non va celata o annacquata: la conoscenza è un processo dove ogni elemento può trovare cittadinanza, anche l’elemento ritenuto apparentemente dannoso o inutile poichè la verità contempla tutti gli aspetti della realtà);
la conoscenza delle varie contromisure da adottare (siti di qualità, motori di ricerca specializzati che filtrano i contenuti (un esempio è Ricerche Maestre a cui collaboro) e utilizzo di portali sicuri e di qualità (come La Girandola o Bambini.it);


la conoscenza di una metodologia di ricerca che permetta di trovare quanto ricercato nel minor tempo possibile e con sempre più precisione. Questo aspetto è di solito molto trascurato o lo si affronta solo facendo conoscere ai bambini gli operatori booleani (nei casi più fortunati), ma la ricerca non è solo quali chiavi di ricerca inserisco nel motore di ricerca, è anche, e soprattutto, il processo conoscitivo e metacognitivo che pongo in essere per arrivare ad esse. Il ricercatore-bambino deve poter controllare il suo processo di ricerca e per farlo deve conoscere e avere consapevolezza dei vari passaggi da fare. Molto utile in tal senso è la metodologia di ricerca detta BIGSix di Eisenberg e Berkoviz: questi autori propongono una metodologia per la ricerca che è calibrata su varie fasce d’età a partire dai tre anni: studi ed esperienze di molti autori ne confermano la validità, in Italia interessantissimo quelli di Donatella Lombello professore associato di Storia della Letteratura per l’infanzia nella Facoltà di Scienze della Formazione- Università di Padova e che dal 1993 coordina il Gruppo di Ricerca sulle Biblioteche scolastiche.
La conoscenza delle regole della netiquette.

Internet è un mezzo fortemente interattivo, che ha, tra le varie opportunità, quella di costruire spazi e identità virtuali. Come percepiscono i bambini la differenza tra vita reale e vita simulata? In che modo questo può essere utile alla loro crescita cognitiva e relazionale?

I bambini riescono bene a scindere la realtà dalla virtualità nel momento in cui ne diventano costruttori e non solo fruitori: attività quali la creazione di un ipertesto o di un semplice blog hanno la capacità di rendere loro netta tale differenza e allo stesso tempo di corroborare e stimolare il loro percorso apprenditivo e conoscitivo dando un forte impulso di tipo motivazionale che finisce per avere le caratteristiche di un vero e proprio propulsore per la conoscenza.
Nel momento in cui vengono a concretizzarsi percorsi educativo-didattici, che si caratterizzano con metodologie di tipo cooperativo e di co-costruzione, è fortissima la dimensione relazionale che viene ad essere stimolata. Il discutere su cosa, il pianificare come, l’organizzare le fasi di lavoro, lo scegliere gli strumenti, l’utilizzare le stesse, la revisione del lavoro fatto, la riflessione sul percorso, sulle modalità e sui risultati non è altro che materia prima per la loro crescita cognitiva e relazione.

Alcuni vedono in internet un’ulteriore minaccia che allontana i bambini e i ragazzi dai libri e dalla lettura. Cosa pensa di questo? Quali possono essere invece le modalità per far convivere libri e internet nella vita di un bambino?

Questo è solo un rischio che si palesa qualora i soggetti in crescita vengono lasciati alla mercè del web senza la guida adulta. La lettura non viene inficiata dalla frequentazione del web se alla sua base c’è un solido percorso educativo che vede nella lettura una situazione di magico incontro con il testo e l’autore del testo, dove il vero piacere sta nello sfogliare il libro, nel gustare le sue immagini, i suoi colori, i suoi odori e dove l’incontro è soprattutto gratuito (basta ricordare il decalogo dei diritti imprescindibili del lettore di Pennac).
Libri e internet possono convivere pacificamente poiché uno ha qualità che all’altro mancano. Sul web ci sono parole, colori, ma non ci sono odori, sapori, il libro ne ha. Sul web posso avere grandi vetrine di libri da assaggiare, nella realtà il mio mondo-libro è legato alla realtà locale e non tutte sono egualmente ricche.
Sul web posso trovare il libro non più edito, magari sfruttando Googlebook, e scarciandolo in formato txt o rtf o altro, ma non posso sentire la fragilità delle sue pagine, l’artigiana pazienza di assemblarle, il colore, l’odore delle stesse, ecc….
Sul web ho accesso al patrimonio librario del mondo, nella realtà ho accesso ad una sola fetta di quel mondo.
Sul web posso parlare del libro, presentarlo con un mio commento, una mia riflessione o un mio disegno. Una esperienza che ho condotto con i miei alunni partecipando come giuria ad un concorso letterario ha avuto il suo sbocco sul web attraverso un piccolo blog curato dagli stessi bambini che pubblicarono le loro recensioni sui libri letti in esso. Il lavoro ha dimostrato palesemente come libro e web non sono elementi dicotomici, ma felicemente integrabili.

Un’ultima domanda sulla sicurezza: internet è spesso sotto i riflettori per i pericoli legati alla visione di contenuti inappropriati e agli incontri rischiosi con sconosciuti. Quali possono essere, dal suo punto di vista, le soluzioni migliori per aiutare i più piccoli a navigare in rete in tutta sicurezza?

Le tecniche da utilizzare possono essere molteplici, dalle liste, ai browser specifici, ai motori di ricerca dedicati, ecc….ma fondamentalmente un elemento è da considerare basilare: il rispetto del bambino come persona, soggetto di diritto.
Uno è sicuramente quello di tener sempre presente che l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente (art. 3 comma 1 della Convenzione dei diritti del fanciullo, New York, 1989) e in tal senso tutte le componenti sociali e politiche devono attivarsi per dare risposta alle nuove esigenze che pone l’utilizzo di internet nella vita dei nostri bambini.
Trovo che debba essere estesa la presenza della polizia postale sul web non nel senso restrittivo, ma in quello di controllo attraverso la segnalazione di siti da inserire in black list per bambini visionabili sulle pagine di un sito istituzionale a cui l’adulto (genitore o educatore che sia) possa accedere con molta facilità per aggiornare il suo browser o sistema in tal senso.
Altra possibilità potrebbe essere lo sviluppo di particolari software che in base a parole calde (non solo inglesi ovviamente!) segnalino già prima di entrare il livello di rischiosità dello stesso.