Internet nella vita dei bambini: intervista a Andrea Lupparelli

Pubblicato da lorenzo in Interviste

Terzo appuntamento con le nostre interviste a docenti che, per passione o per motivi professionali, si occupano di internet e nuove tecnologie. Oggi incontriamo Andrea Lupparelli, insegnante nella scuola scuola primaria, da anni insegnante d’aula e tutor on-line nei Corsi PuntoEdu e counselor dei percorsi ForTic (Piano nazionale di formazione degli insegnanti sulle Tecnologie dell’Infromazione e della Comunicazione ).

Secondo la sua esperienza di insegnante, quale può essere il ruolo di internet nella vita dei bambini? In che modo possono trarre vantaggio da questo mezzo, anche a livello didattico?

La domanda potrebbe essere posta anche in questi termini: per quale ragione un insegnante dovrebbe fare a meno di utilizzare Internet quale supporto nelle attività scolastiche? Un insegnamento efficace richiede che si attui la più ampia diversificazione di strategie didattiche: in questo senso Internet viene a costituire
una risorsa da cui non avrebbe senso prescindere. Non si tratta tanto della disponibilità pressoché illimitata di materiali informativi quanto della circostanza che il bambino coinvolto nella ricerca e selezione delle informazioni in Rete diviene effettivamente protagonista della propria esperienza di apprendimento.
Ma le opportunità offerte da Internet a livello didattico non si esauriscono nel Web.

Al contrario, probabilmente i vantaggi più significativi risiedono nella dimensione comunicativa della Rete che sta conoscendo in questi ultimi tempi sviluppi di grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità di creare ambienti di chat riservati ai bambini di una classe, in cui l’interazione possa proseguire anche oltre l’orario scolastico con finalità diverse, di collaborazione nella gestione dei compiti assegnati,
di condivisione di esperienze, di integrazione e socializzazione in senso lato. O alla creazione di forum disciplinari in cui potranno essere inviati contributi relativi agli argomenti di storia, scienze, geografia, ecc. in quel momento oggetto di studio. Attorno a strumenti come questi si possono costruire situazioni didattiche assolutamente innovative dando vita a vere e proprie comunità di studio e lavoro.

Internet è un mezzo fortemente interattivo, che ha, tra le varie opportunità, quella di costruire spazi e identità virtuali. Come percepiscono i bambini la differenza tra vita reale e vita simulata? In che modo questo può essere utile alla loro crescita cognitiva e relazionale?

Si sente talora affermare che lo sviluppo della personalità dei bambini potrebbe in qualche maniera risultare “disturbato” dalle esperienze riprodotte con strumenti di simulazione elettronica. Discorsi di questo tipo, tuttavia, mi sembrano tenere in davvero scarsa considerazione l’intelligenza dei nostri bambini che, per quanto ho potuto a più riprese osservare, hanno ben chiaro quale sia il confine tra realtà e virtualità.
Al di là di certi atteggiamenti “apocalittici”, la possibilità di vivere esperienze virtuali va anzitutto considerata come la possibilità di vivere esperienze ulteriori rispetto a quelle della vita reale. Si tratta anzitutto di esperienze comunicative e, quindi, di assoluto rilievo per la crescita relazionale: saper “ascoltare” il proprio interlocutore e rispettarne il contributo anche se, in ipotesi, non lo si condivide, non è meno importante per il fatto di svolgersi in un gruppo di discussione piuttosto che in classe.
Sentirsi accettati come membri di una community virtuale rappresenta un’esperienza appagante che alimenta l’autostima e sostiene l’acquisizione di una solida identità personale. Scegliere un nickname e un avatar da spendere nei rapporti sociali in Rete non rappresenta una falsificazione della realtà: si tratta, al contrario, di un modo significativo di esprimere nella maniera più autentica se stessi, la propria personalità, il proprio “voler essere” nel rapporto con gli altri.

Alcuni vedono in internet un’ulteriore minaccia che allontana i bambini e i ragazzi dai libri e dalla lettura. Cosa pensa di questo? Quali possono essere invece le modalità per far convivere libri e internet nella vita di un bambino?

Quello del “disamore” per la lettura è certamente un dato allarmante ma non ritengo sia giusto imputarne ad Internet la responsabilità: si tratta di media completamente diversi per cui considerarli in competizione è semplicemente scorretto. Internet certo può astrattamente sottrarre del tempo altrimenti disponibile per dedicarsi alla lettura ma questo avviene in maniera non dissimile per le altre attività che impegnano i bambini in maniera sempre più pressante: la scuola di calcio, il corso di danza o quant’altro rappresenterebbero, in quest’ordine di idee, altrettante minacce per la lettura.
È significativo, a questo proposito, come alcune recenti indagini statistiche abbiano appurato come (al contrario) siano proprio i bambini che hanno maggiore dimestichezza con le nuove tecnologie quelli che in genere dedicano tempi più distesi alla lettura. Non mi sembra che il dato debba stupire: il Web rappresenta una sterminata risorsa informativa costituita in gran parte da materiali testuali. La stessa curiosità intellettuale che può spingere i bambini alla consultazione dei materiali del Web è probabilmente alla base del maggiore interesse per la lettura.

Un’ultima domanda sulla sicurezza: internet è spesso sotto i riflettori per i pericoli legati alla visione di contenuti inappropriati e agli incontri rischiosi con sconosciuti. Quali possono essere, dal suo punto di vista, le soluzioni migliori per aiutare i più piccoli a navigare in rete in tutta sicurezza?

In una prima fase potrà risultare utile ricorrere a strumenti quali browser specifici per bambini, circoscrivendo in questo modo i limiti della navigazione ad ambienti considerati sicuri. Si tratta di una soluzione che consente ai bambini di appropriarsi delle strumentalità necessarie per un’esplorazione autonoma dei contenuti del Web, mantenendoli contemporaneamente al riparo da contatti con contenuti inadeguati.
Credo però che questi pur utili strumenti debbano poi gradualmente lasciare il passo ad una interiorizzazione delle fondamentali regole di sicurezza, accompagnata dalla presenza costante di un adulto cui i bambini possano immediatamente far riferimento in caso di dubbio. I bambini sanno, da un certo punto in poi, della presenza in Rete di materiali inadatti, compresi quelli pornografici. Spetta a genitori ed educatori affrontare la questione in maniera corretta, inserendola nell’ambito di un discorso di carattere generale riferito a relazioni affettive, sessualità, sviluppo equilibrato del rapporto con il proprio corpo.
Neppure si dovrebbe mancare di avvertire dei pericoli connessi al collegamento a questi siti come a quelli che offrono gratuitamente materiali di grande appeal per i ragazzi, quali sfondi o suonerie per i cellulari. È opportuno che si sappia che spessissimo queste pagine sono veicolo di malware di tutti i tipi che potrà infettare il computer, talora sino a renderlo inutilizzabile.
La questione del possibile contatto con sconosciuti malintenzionati, purché vi sia stata un’adeguata preparazione, mi sembra si possa gestire in maniera meno problematica. Un bambino di 9-10 anni dovrà essere in grado, già dalle prime avvisaglie, di riconoscere se qualcuno (in una chat come nella vita reale) stia
violando le regole di una “normale” conversazione. Dovrà essere stato avvertito della necessità di riferire immediatamente l’accaduto a genitori o insegnanti. Dovrà essere già stato abituato a mantenere un’assoluta riservatezza circa i propri dati personali. Anche per queste ipotesi, dunque, la via da percorrere mi sembra debba essere quella della responsabilizzazione dei bambini in modo che possano (per dirla con il
Consiglio d’Europa) camminare in sicurezza sulle proprie gambe attraverso la
“selvaggia foresta del Web”.