Le lacrime dell’assassino: Anne-Laure Bondoux alla Fiera del Libro per Ragazzi

Pubblicato da lorenzo in Eventi, Fiera del Libro per Ragazzi

lacrimeassassino-bondoux_1Oggi la Fiera del Libro per Ragazzi ha ospitato Anne-Laure Bondoux, autrice del libro Le lacrime dell’assassino (Edizioni San Paolo). Il libro è tra i finalisti del Premio Andersen 2009.

La storia è ambientata ai confini del mondo, nella terra del Fuoco. Qui si rifugia un assassino in fuga, la cui anima di ghiaccio viene riscaldata dall’innocenza di un ragazzino bisognoso di una guida.

A seguire potete leggere la recensione di Le lacrime dell’assassino di Anne-Laure Bondoux pubblicata su Andersen di novembre 2008.

In una fattoria nell’ultimo lembo della Patagonia, l’arrivo di un assassino cambia per sempre la vita del giovane Pablo. Angel Alegria è ricercato; uccide i genitori di Pablo, ma per qualche motivo risparmia il ragazzo. Da quel momento i due vivono fianco a fianco, sviluppando una sorta di legame padre-figlio; l’arrivo di Louis, letterato di buona famiglia, fuggitivo di genere diverso, fa sì che i due comincino a mettere in discussione la propria esistenza. I tre formeranno per un po’ una insolita famiglia fino a quando un viaggio a Puerto Natales fornirà a Louis l’occasione di superare le sue paure e a Pablo ed Angel una possibilità di riscatto.

Questa è in sintesi la trama de Le lacrime dell’assassino. Un buon romanzo, che ha fatto incetta di premi, ma in assoluta controtendenza rispetto a quello che va per la maggiore oggi. Intanto per una scrittura a cui non siamo più abituati: adesso tutti i romanzi per ragazzi sono veloci, immediati. Scritti come tante sceneggiature televisive, dispensano ironia a piene mani e in ciò, si intende, non vi è nulla di male. Ma non c’è molta ironia nel romanzo di Bondoux (e il nome dell’assassino è più che altro una prefigurazione della sua redenzione), che peraltro scorre senza fretta. Sui dialoghi brillanti prevalgono le descrizioni, gli stati d’animo, le riflessioni dei personaggi: il loro paesaggio interiore, aspro e desolato come quello di Pablo ed Angel all’inizio della vicenda, simile alla terra che li circonda, o generoso ed accogliente come quello del boscaiolo Ricardo che accoglie i due durante la fuga, e che somiglia alla foresta e alla sua casa stracolma di libri.

C’è poi l’ambientazione stessa, un Cile così primitivo e remoto da sembrare irreale. E naturalmente c’è la storia, che parla soprattutto del ritrovare, o scoprire per la prima volta, una coscienza di sé. Angel e Pablo infatti scoprono i loro sentimenti a poco a poco; la loro autocoscienza, specialmente quella di Pablo, si sviluppa di pari passo con la nuova conoscenza di ciò che di bello vi è al mondo: le parole delle poesie, un quadro, una sinfonia che commuove. Tutto questo spinge i due protagonisti, a porsi domande, a guardare dentro di sé, a volersi capire; una cosa spesso impossibile quando si vive nell’ignoranza.

(recensione di Elizabeth Clarke)