Afghanistan, la scuola e i bambini afgani. Intervista a Selene

Pubblicato da lorenzo in Scuola

Selene biffiMentre dall’Afghanistan arrivano notizie che parlano di morti e guerra c’è anche qualcuno che prova a ricostruire dall’inizio, proprio dai più piccoli.

Questa è la storia di Selene Biffi, una ragazza italiana di 27 anni che da tempo è attiva in progetti di cooperazione internazionale e che da qualche giorno è andata in Afganistan per dirigere un progetto dell’ONU.

Questo progetto punta a dare un contributo alla ricostruzione della scuola per i bambini afgani.

Sono quei bambini – per i quali la vita quotidiana è la guerra – che possono essere una possibilità per una terra martoriata da interessi che non conoscono nemmeno.

Abbiamo proposto alcune domande a Selene per farci raccontare quale è la  “missione” senza armi per cui è in Afganistan.

Ciao Selene, quando sei arrivata in Afganistan?

Martedì 22 Settembre

Cosa hai trovato in Afganistan? Hai trovato quello che ti aspettavi?

L’ho trovato meno caotico e teso di quello che pensavo, nelle strade sembra ci sia tranquillità ove possibile, con gente che lavora, donne che si muovono e chiacchierano liberamente. Il continuo passaggio di veicoli militari e i molti soldati ti ricordano pero di essere comunque in una zona di guerra.

Come vivono i bambini in Afganistan?

C’è molta povertà, per le strade si vedono bambini costretti, per necessita, a fare lavori pesanti, come spaccare pietre o trasportare carichi purtroppo.

Quali difficoltà hanno i bambini afgani?

Oltre alla povertà, gli oltre trent’anni di guerra hanno fatto in modo che la maggior parte non potesse godere della propria infanzia, non hanno potuto giocare, non sono potuti andare a scuola. Purtroppo anche oggi le cose non sono molto migliori.

Quale è il sistema educativo e la scuola afgana (o almeno quello che è rimasto dopo 30 anni di guerra)?

Ben poco, il livello medio di istruzione è tra i più bassi del mondo, gli insegnanti non hanno avuto modo di prepararsi adeguatamente e nelle zone rurali molte bambine ancora non possono andare a scuola

Quante persone siete coinvolte nel progetto? Con quali compiti?

Per il momento siamo in due: io e un signore afgano. Io mi occupo della stesura, produzione e distribuzione del sussidiario (il sussidiario si chiamerà “Livelihood in emergencies”  – letteralmente “Mezzi di sussistenza per le emergenze” – un manuale molto pratico pensato anche per insegnare a sopravvivere in una zona di guerra n.d.r.), lui si occupa dei contatti, traduzioni e del fare in modo che il contenuto sia accettabile secondo la cultura locale. Altre persone potrebbero aggiungersi tra un po’ a seconda del bisogno, specialmente traduttori e illustratori.

Quali obiettivi ha quindi il progetto?

Il sussidiario – che copre temi quali salute, agricoltura, diritti delle donne, ambiente e altri – e che dovrà essere distribuito in tutte le scuole afgane a partire da marzo 2010, specialmente in quelle rurali, dove le informazioni e i libri sono più difficili da trovare.

Quanto durerà la tua “missione”?

Sei mesi, per il momento, che potrebbero aumentare se bisognerà fare formazione per gli insegnanti.

Quale futuro avranno i bambini afgani?

Mi piacerebbe fosse un futuro di pace e serenità.

Se c’è, che cosa non viene raccontato dai giornali e dai telegiornali sull’Afghanistan?

Purtroppo si vedono solo immagini di guerra, morte e distruzione. Senza negarlo, queste cose esistono e sono toccabili con mano. Ma vorrei che si vedesse anche la dignità di questo popolo, la loro voglia di ricominciare e il loro desiderio di partecipare alla ricostruzione del Paese.

Ringraziamo Selene e le facciamo un grosso in bocca al lupo.

(Selene ha aperto proprio ieri un blog – “per documentare la mia avventura a Kabul”, come ha scritto -, ed è questo http://seleneakabul.blogspot.com/.)