Festa dei lavoratori: poesie e filastrocche sul lavoro e i mestieri

Pubblicato da lorenzo in News

Festa dei lavoratori – Nel fare gli auguri di Buon Primo Maggio proponiamo alcune filastrocche (e poesie) dedicate al lavoro e ai mestieri, senza dimenticare che una delle caratteristiche delle filastrocche è il loro essere, spesso, nonsense (quindi prive di un significato particolare) e basarsi sulla giocosa musicalità delle parole.

La cicala e la formica

La cicala sulla pianta
all’estate canta, canta,
e deride la formica
che lavora e s’affatica.
Ma l’inverno presto viene,
muor di fame chi cantò,
viva lei che visse bene,
che l’estate lavorò.

Ero in bottega che lavoravo

Ero in bottega che lavoravo
e non pensavo alla prigione
venne un soldato di fanteria
mi prese il nome mi portò via
ma io furbone presi il bastone
e dai e dai su quel groppone
e per far meglio presi un martello
e dai e dai su quel cervello.

Il calzolaio

Io son l’ometto
che fa il calzolaio
seduto al deschetto
lavoro e son gaio.
Se avete una scarpa
ch’è rotta e non va
portatela subito
portatela qua.

Io son contadinella

Io son contadinella
alla fontana bella
se fossi una regina
sarei incoronata,
ma son contadinella
mi tocca lavorar.

I colori dei mestieri di Gianni Rodari

lo so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s’alzano prima degli uccelli
e han la farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori, son gli imbianchini;
gli operai dell’officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno le mani sporche di grasso:
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano nemmeno un dito,
ma il loro mestiere non è pulito.

Gli odori dei mestieri di Gianni Rodari

lo so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c’è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po’.

L’omino della gru di Gianni Rodari

Filastrocca di sotto in su
per l’omino della gru.
Sotto terra va il minatore
dov’è buio a tutte l’ore;
lo spazzino va nel tombino,
sulla terra sta il contadino,
in cima ai pali l’elettricista
gode già una bella vista,
il muratore va sui tetti
e vede tutti piccoletti…
ma più in alto, lassù lassù,
c’è l’omino della gru:
cielo a sinistra e cielo a destra
e non gli gira mai la testa.

Il più bel giorno di Gianni Rodari

S’io facessi il fornaio
vorrei cuocere un pane
cosi grande da sfamare
tutta, tutta la gente
che non ha da mangiare.
Un pane pia grande del sole,
dorato, profumato
come le viole.
Un pane cosi
verrebbero a mangiarlo
dall’India e dal Chilì
i poveri, i bambini,
i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia!

Ogni uomo al suo lavoro di Thomas Stearns Eliot

Nei luoghi deserti
noi costruiremo con nuovi mattoni.
Ci sono macchine e mani,
e calce per nuovo cemento.
Dove i mattoni sono crollati
noi costruiremo con nuove pietre.
Dove le travi sono spezzate
noi costruiremo con nuovo legno.
Dove la parola non è pronunciata
noi costruiremo con nuovo linguaggio.
C’è un lavoro comune,
e c’è una fede per tutti,
un compito per ognuno.
Ogni uomo al suo lavoro.

Gli attrezzi del contadino di A. Curman Pertile

lo son la zappa buona a dissodare
i terreni più duri e più sassosi;
l’erbacce e le radici so estirpare
e i luoghi incolti rendere ubertosi.
Ed io son il rastrel dai forti denti
che rompon e sminuzzano il terreno,
ricoprono le piccole sementi
se tu vuoi, radunano il buon fieno.
E siamo noi le forbici e i coltelli
per ben potare e far gl’innesti belli:
falci e falcetti siamo per segare
l’erba fiorita o il gran da macinare.
Sono l’aratro pio, grande e possente,
che col vomere smuovo il suoI profondo,
che apro il diritto solco alla semente
del granoturco e del frumento biondo.

Su bambini.info abbiamo proposto molte altre filastrocche con vari temi e poesie.

Foto |  Flickr