Prove INVASI: le critiche di insegnati e genitori e i boicottaggi

Pubblicato da lorenzo in News, Scuola

Sulle prove INVASI 2010 non mancano le polemiche e i dibattiti (abbiamo già parlato delle polemiche dei sindacati sulle questioni della privacy e della discriminazione nei confronti dei bambini disabili e affetti da DSA in occasione dei test).

PROVE STANDARD CHE NON RISPETTANO LE DIFFERENZE

Non sono pochi, infatti, coloro che muovono critiche ai test per vari motivi, e – oltre alla disaprovazione nei confronti dei metodi di somministrazione – tra le principali critiche mosse c’è il fatto che, nonostante si parli spesso della necessità di adattare la didattica ai tempi e ai modi diversi dell’apprendimento dei ragazzi (tempi e modi diversi che come tali devono essere trattati per il rispetto degli alunni) i test sono somministrati con modalità standard per tutti.

I TEST INVALSI SI BASANO SULLA  ‘NOZIONISTICA’ E CREANO UN CLIMA ‘POLIZIESCO’

Altri si chiedono se la scuola italiana abbia veramente bisogno di questo tipo di valutazioni che si basano su quiz che chiedono ‘nozioni’ e che si basano sulle risposte multiple, e che tra l’altro favoriscono un clima poliziesco e ansiogeno che si instaura (necessariamente) nei confronti di classi di bambini piccoli con queste prove che devono essere svolte in un tempo brevissimo (si pensi ai bambini di seconda elementare cui si dice: “mancano 10 minuti”, “mancano 5 minuti”).

BOICOTTAGGI AI TEST INVALSI

C’è quindi chi si è rifiutato di somministrare i test voluti dal ministero boicottandoli, come hanno fatto gli insegnanti della scuola Maffi, una scuola elementare della capitale, dove il 6 maggio solo 2 classi su 11 hanno svolto i test di italiano.
Questo «perché i dati non vengano strumentalizzati politicamente, ad esempio sostenendo che le carenze della scuola sono dovute alla presenza di studenti stranieri», hanno sostenuto i docenti.

Qualcun altro, un genitore di una bambina dislessica, ha detto: «Prima di finanziare queste prove per decidere quanto valgano le scuole, il Ministero dovrebbe darci i soldi per farle funzionare, per assicurare supplenze, sostegno e tempo pieno» (per queste dichiarazioni fonte:  l’articolo di repubblica.it)