Inghilterra: PC vietati ai bambini? Gli esperti a confronto

Pubblicato da lorenzo in News, Nuovi media e Apprendimento, Opinioni, Ricerche

Alcuni psicologi inglesi sostengono che i computer, per i bambini con meno di 9 anni, non solo non sarebbero utili ma addirittura sarebbero dannosi in quanto ne comprometterebbero le abilità nel campo della matematica e della lettura.

Sulla base di queste convinzioni la Royal Society of Medicine vuole chiedere al nuovo governo conservatore di introdurre delle regole che limitino l’utilizzo dei telecomandi, di internet e dei computer per i bambini nella prima infanzia.

La richiesta dei membri della Royal Society of Medicine si rivolge in particolare contro al Nappy Curriculum, cioè l’iniziativa dei Laburisti – i progressisti, precedentemente al governo – attiva da più di 3 anni che punta a favorire l’uso del computer sotto i cinque anni di vita proprio perché i computer aiutano i piccoli a padroneggiare meglio e prima la scrittura e favoriscono lo sviluppo delle abilità matematiche e quelle nel problem-solving.

La notizia della richiesta di vietare i computer ai minori di 9 anni lascia perplessi quanti pensano che i computer e le nuove tecnologie sono un aiuto nello sviluppo dei piccoli. A questo proposito basta leggere una delle tante ricerche fatte sull’argomento, come quella pubblicata sulla rivista Pediatrics, lo studio condotto dal pediatra Xiaoming Liand e dalla psicologa Melissa Atkins che dimostra come l’uso del computer, per i bambini tra i 3 e i 5 anni, favorisce ed incrementa le facoltà d’apprendimento; o ancora fare riferimento al progetto One Laptop Per Child che mira a fornire tutti i bambini delle zone meno sviluppate del mondo di un computer, proprio per favorirli nell’accesso alla conoscenza e alle moderne forme educative da cui sarebbero altrimenti esclusi!

Ovviamente l’utilizzo del computer deve avvenire in ambienti informatici sicuri e ‘sorvegliati‘ e non sostituirsi alle altre attività dei bambini: i bambini devono muoversi, giocare, toccare e relazionarsi con il proprio corpo e con gli altri nello spazio, sia all’aperto che in ambienti chiusi, senza che questo debba escluderli dal conoscere e imparare attraverso le possibilità – anche ludiche – offerte da computer e internet.

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