Antoine de Saint-Exupéry – Il Piccolo Principe: incipit e citazioni

Pubblicato da lorenzo in Libri&riviste, News

110 anni fa è nato  Antoine de Saint-Exupéry, scrittore e aviatore francese, e oggi l’anniversario è celebrato anche da Google che dedica il logo allo scrittore e alla sua opera più importante e conosciuta: Il Piccolo Principe.

Il Piccolo Principe è un libro per bambini che ha venduto nel tempo moltissime copie; è stato letto da varie generazioni ed è molto amato anche dagli ex-bambini.

Ecco alcune citazioni de Il Piccolo Pricipe (sotto c’è l’inizio del libro, illustrazioni comprese):

– Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).

– I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.

– Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle.

– Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
“Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe.
“È una grossa economia di tempo”, disse il mercante, “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti a settimana”.
“E cosa se ne fa di questi 53 minuti?”
“Se ne fa quel che si vuole…”
“Io”, disse il piccolo principe, “se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”

– Ma allora che ci guadagni?
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

– Non avrei dovuto ascoltarlo, mi confidò un giorno, non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e annusarli.

– Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…

Ecco l’inizio del libro (su internet c’è anche il testo completo de Il Piccolo Principe)

Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato “Storie vissute della natura”, vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno.

C’era scritto: “I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono piu a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”.
Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno. Era cosi:

Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: “Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?” Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Il mio disegno numero due si presentava cosi:

Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica. Fu cosi che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disanimato. I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta. Allora scelsi un’altra professione e imparai a pilotare gli aeroplani. Ho volato un po’ sopra tutto il mondo: e veramente la geografia mi e stata molto utile. A colpo d’occhio posso distinguere la Cina dall’Arizona, e se uno si perde nella notte, questa sapienza e di grande aiuto.
Ho incontrato molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino. Ma l’opinione che avevo di loro non e molto migliorata.
Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato. Cercavo di capire cosi se era veramente una persona comprensiva. Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “É un cappello”.
E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle. Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte. E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile […].