Dove dormono i bambini: James Mollison racconta l’infanzia a partire dalle sue camerette

Pubblicato da Michela in News

In questa società tremendamente consumistica a meterialista, talvolta gli oggetti sanno raccontarci molto più di tante parole. Prendiamo i bambini, ad esempio: le cose che sentono più vicine a loro, con le quali hanno a che fare ogni giorno, sono intrise della loro personalità ed essenza. Oggetti che a loro modo li rappresentano, che parlano di passioni e obblighi, credenze e ceto, collocazione geografica e culturale, infanzia vissuta, allungata, rubata.

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Gli oggetti che riempiono le camerette o quelli di cui le camerette sono sprovviste, ad esempio. E le camerette stesse: grandi, piccole, minuscole; singole, doppie, condivise con altre 10 persone; rallegrate da muri colorati, serrate in pareti intonse, aperte al freddo e alle presenze della notte. Le camerette dei bambini del mondo, insieme a ciò che contengono o a ciò che non contengono, sono da sempre dei fedeli diari delle loro vite.

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Ecco perché abbiamo apprezzato il libro ‘Dove dormono i bambini’ di James Mollison, un vero artista nel raccontare storie attraverso le immagini. Nel suo libro si trovano le camerette di 56 bambini provenienti da 24 paesi di tutto il mondo: dagli Stati Uniti al Messico, dal Brasile alla Gran Bretagna, dall’Italia al Giappone all’India. Una galleria di foto che è anche una sfilata di mondi e che fa riflettere sulle incredibili differenze sociali che ancora esistono. Pagine di un’intensità commovente per la loro capacità di ricordarci in modo diretto e spesso sconvolgente che mentre alcuni bambini dormono tra montagne di giocattoli, per molti altri la cameretta è ancora una cava di granito o un prato all’aperto.

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Un lavoro importante e ben fatto, un modo – secondo l’autore – “[…] per riflettere sulla povertà, sul benessere economico, su come i bambini si relazionino agli oggetti della loro vita quotidiana e sul loro potere – o mancanza di questo – nel prendere decisioni riguardo alle loro vite”. Perché ogni cameretta è intrisa dell’essenza di chi la occupa e tiene nascosto, magari sotto un’umile stuoia per la notte o scritta con inchiostro invisibile su pareti fatte d’aria, il diario della vita che ospita.